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Sai che la febbre ti aiuta a guarire dalle infezioni?

Punti chiave

  • La febbre è un meccanismo difensivo sviluppatosi per millenni, finalizzato a proteggerci dalle invasioni da parte di agenti patogeni (e non solo).
  • A causa dei sintomi sgradevoli, della crescente ansia ed intolleranza per il disagio, l’utilizzo di farmaci antipiretici è entrato nella pratica comune di automedicazione.
  • L’utilizzo di antipiretici non favorisce il processo di guarigione dall’infezione, ma ha solo una azione sintomatica
  • L’utilizzo di antipiretici non modifica la durata dell’infezione; vi sono alcune evidenze storiche secondo cui potrebbe favorire le sovrainfezioni batteriche ed alcuni dati sulle cavie di laboratorio che sembrano indicare un peggioramento del decorso dell’infezione.
  • Il riscaldamento passivo con acqua calda od esercizio fisico, favorisce un aumento in circolo delle cellule dell’ immunità innata e potenzia la loro funzione.
  • Una successiva esposizione al freddo potenzia ulteriormente questi effetti.
  • L’idroterapia è una pratica di medicina complementare che favorisce od induce un aumento della temperatura corporea per favorire i naturali meccanismi di cura del nostro organismo.
  • Un utilizzo smodato di antipiretici non è consigliato; una temperatura di 39 gradi aumenta la capacità dei linfociti di liberare interferon gamma, fondamentale per costruire una efficace risposta antivirale.

Introduzione: la “febbra”, questa sconosciuta

Vi potrei raccontare un’ infinità di aneddoti sui bizzarri metodi che il paziente medio utilizza per affrontare l’evento “febbre” (o febbra, come diceva Maccio capatonda).

In uno dei miei primi turni in guardia medica una signora mi chiamò, chiedendomi una visita a domicilio per il marito che aveva dei brividi incontrollabili. Spaventato, accorsi a casa della signora, immaginandomi già di dover trattare una crisi epilettica. Effettivamente il signore anziano tremava come una foglia, e non rispondeva alle mie domande. Chiamai un collega più anziano di me, chiedendogli consiglio su come gestire la situazione e se attivare il 118, quando lui invece candidamente mi rispose:”Gli hai misurato la febbre?”.

Dopo essermi ripreso dal sentirmi un perfetto idiota, ed aver capito che non ero un soccoritore di Station 19 e nemmeno lavoravo nel pronto soccorso di Gray’s anatomy, iniziai a rifiutare la diagnosi del mio collega dicendogli: “Dai non è possibile che chiamino per sciocchezze del genere, e che il signore, in 60 anni e rotti di vita, non ha ancora capito che i sintomi che stava provando erano quelli influenzali.

Invece che dirvi, era proprio così. Poco dopo, mentre prendevo i parametri del paziente, la sua temperatura aumentò e smise di tremare, iniziando quindi a rispondere alle mie domande.

Dopo aver terminato la mia visita, mentre tornavo presso la sede di continuità assistenziale, non mi rendevo ancora conto di aver avuto il primo assaggio di quella che col tempo mi sono reso conto essere la realtà: la maggior parte delle richieste di aiuto dei pazienti è per cose inutili, che tendono a passare da sole e spesso il nostro ruolo è quello di ansiolitici naturali forniti gratuitamente dal sistema sanitario.

Per carità noi medici generalisti siamo fondamentali per capire se la situazione è grave o meno, e dovremmo essere sollevati dal riscontrare la mancanza di gravità della situazione.

Purtroppo però la gente, soprattutto dopo la pandemia, grazie anche alle continua notizie tossiche e allarmistiche delle testate giornalistiche, vive con dei livelli di ansia così elevati che, al minimo sintomo, va nel panico ed ha bisogno di essere rassicurata da qualcuno (gratuitamente) e quel qualcuno in genere è il medico di famiglia o il servizio di continuità assistenziale.

La cosa più preoccupante è che questa ansia contribuisce alla completa disconnessione, ormai presente, tra mente e corpo, in maniera tale che non riusciamo a capire se quei sintomi sono di una banale influenza o raffreddore , necessitando quindi in genere solo di un po’ di tempo e riposo per andare via o qualcosa di più grave.

Ma la storia non finisce qui.

L’utilizzo improprio dell’automedicazione

L’ansia induce a cercare rassicurazione. L’ansia ha dietro una reazione di fuga: tutto quello che fuggiamo ci suscita ansia. Lo fuggiamo, lo nascondiamo sotto il tappeto, e così, una volta allontanato, ci sentiamo al sicuro. Ma quella cosa continua ad essere lì, nascosta; e cresce, cresce, cresce, fino a piombarti addosso con più foga di prima.

Così vale anche per la febbre.
Continuando con gli aneddoti vi racconto delle chiamate delle mamme allarmate perché il figlio di 35 anni aveva 37,5 di febbre; avevano già provveduto somministrato la tachipirina, magari più volte e si lamentavano che puntualmente la febbre ritorna con più foga e violenza di prima, arrivando magari a 38 e mezzo. E quindi panico! E’ evidente che questo tipo di automedicazione non fa altro che ritardare l’inevitabile.

Ma a loro non interessa. la tachipirina “non ha funzionato”, quindi vogliono qualcosa di “più efficace”, come una FANS, o addirittura del cortisone! Qualsiasi cosa pur di far smettere di soffrire il loro povero piccolo figlioletto (e così possono finalmente tranquillizzarsi)!

La febbre, il nostro meccanismo di difesa

La febbre è un meccanismo di difesa dalle invasioni esterne che si è sviluppato, conservato e affinato in milioni di anni di evoluzione. In genere la natura non si preoccupa di tramandare e conservare di specie in specie, fino all’uomo una reazione corporea che comporta anche un dispendio energetico notevole (10-12,5% di incremento del metabolismo basale per ogni grado di aumento di temperatura). Scommetto che se creassero un farmaco per dimagrire che facesse venire la febbre, sarebbe super venduto (dei farmaci che usavano una reazione termogenica per dimagrire sono stati già commercializzati; peccato che comportavano però un aumentato rischio di morte del paziente per ipertermia…).

Ma ad interrompere la raffinata e impietosa opera della natura, ci ha pensato l’essere umano e le case farmaceutiche.

L’essere umano insegue il piacere e rifugge la sofferenza, ed è una legge universale che ci ha permesso di sopravvivere. Nella nostra società questa tendenza si è rafforzata sempre più, portando a rendere intollerabile anche la più piccola perturbazione (la febbre a 37,5).

Un disclaimer: non è sempre così. Non sempre la febbre è un meccanismo benefico e non sempre dobbiamo lasciar correre e far sì che la natura faccia il suo corso. Però in caso di influenza o di altre infezioni parainfluenzali, l’aumento di temperatura è un processo fondamentale che ci aiuta a guarire.

Gli effetti benefici della febbre

Vediamo un po’ quali sono gli effetti benefici del meccanismo del rialzo febbrile:

  1. la febbre, ci porta ad adottare dei comportamenti in cui cerchiamo caldo e calore; inoltre si accompagna a malessere e nervosismo: insomma tutto questo si traduce nella voglia di isolarsi in un posto caldo (in genere sotto le coperte) e di non vedere niente e nessuno. Questo è un importante meccanismo che limita la diffusione del virus. Se invece malauguratamente prendo la tachipirina o qualsiasi antipiretico (o antinfiammatori di vario tipo, FANS) e me ne vado in giro, farò un piccolo regalino a tutti quelli che incontro. Sembra una sciocchezza, ma in uno studio si è stimato un aumento della mortalità del 5% nella popolazione a causa di questo fenomeno;
  2. la temperatura elevata raggiunta dal nostro corpo è un ostacolo per la proliferazione degli agenti patogeni che ci hanno invaso; ad esempio, le temperature nell’intervallo febbrile 40–41°C causano una riduzione di 200 volte del tasso di replicazione del poliovirus nelle cellule dei mammiferi e un aumento della suscettibilità dei batteri Gram-negativi alla lisi;
  3. aumenta la circolazione di cellule della risposta immunitaria innata, la prima barriera di difesa contro le invasioni patogene, in particolare:
    • aumenta il rilascio dal midollo osseo dei granulociti neutrofili;
    • aumenta anche la circolazione dei linfociti Natural Killer(NK);
    • aumenta la capacità fagocitica di cellule neutrofile e dendritiche nonché la loro capacità di penetrare nel sito di infezione;
  4. favorisce l’innesco della risposta immunitaria adattativa (ossia la produzione di anticorpi);
  5. l’innalzamento della temperatura se è importante per l’accensione (ci riscaldiamo in tutti i sensi) della nostra risposta immunitaria è anche importante per il suo spegnimento. Infatti l’elevata temperatura permette anche l’inibizione (probabilmente per l’azione delle proteine dello shock termico) di quel pathway genetico (NF-kb) responsabile della produzione di citochine importanti per la risposta immunitaria.
  6. produzione di interferone gamma. Questa citochina è fondamentale per orchestrare un’efficace risposta all’ invasione virale. E’ così efficace che i vari virus per poterci infettare, devono trovare un qualche modo per bypassarla. Tra questi il Covid-19 ha sviluppato vari meccanismi efficaci, e, soprattutto nelle prime varianti, si verificava il fenomeno per cui non si avevano granché sintomi nei primi giorni per poi finire improvvisamente in rianimazione…

Per farvi capire l’importanza del rialzo termico nella risposta immunitaria ho incollato questo grafico.

Un gruppo di pazienti fu sottoposto ad un riscaldamento passivo del corpo tramite un’ immersione in un bagno caldo. Poi furono sottoposti a un prelievo ematico e fu valutato l’effetto che aveva l’aumento della temperatura corporea sulle cellule del sistema immunitario. Oltre ad un aumento dei neutrofili e di altre cellule che rispecchia il discorso fatto nei punti precedenti, si è visto che i linfociti di questi individui arrivavano a produrre sotto stimolazione, una quantità di interferone gamma dieci volte superiore! In particolare la soglia a cui la produzione di questa citochina diventava decisamente superiore era 39 gradi. E noi invece a 37 e mezzo ci prendiamo una tachipirina per far scendere la febbre! Così pensiamo di guarire, anche se in realtà, per lo meno dal punto di vista biologico, la stiamo ostacolando…

Tutto si incastra perfettamente

Ogni volta che studio questi fenomeni in dettaglio non posso far altro che ammirare come la nostra macchina del corpo sia praticamente perfetta ed intelligente.

Nei primi giorni abbiamo un rialzo febbrile a causa della produzione di una serie di citochine (tra cui sembra importante l’ interleuchina 6). Queste citochine non solo ci fanno aumentare la febbre, ma sono anche responsabili dei cambiamenti comportamentali che assumiamo durante un’infezione. Oltre a questo, come ricorderete, queste citochine hanno l’azione di aumentare la quantità del sonno e soprattutto aumentare la percentuale di sonno Non Rem, quella fase in cui:

  1. i tessuti vengono rigenerati (ed è importante in un momento in cui invece i tessuti vengono danneggiati dalla battaglia con i microrganismi);
  2. in cui abbiamo il passaggio del testimone dalla immunità innata a quella adattativa.

In una prima fase, quando non abbiamo ancora gli anticorpi, il corpo cerca di frenare l’invasione aumentando la temperatura e spianando i nostri soldati di fanteria, l’immunità innata, che pur non riconoscendo in maniera specifica l’agente estraneo, ne individua tanti e diversi e inizia a contrastarli.
Nel mentre attua dei meccanismi di risparmio energetico (l’energia serve per il rialzo termico e la produzione e l’azione delle cellule del sistema immunitario) e di diffusione dell’infezione ad altri individui della specie, aumentando la voglia di dormire e peggiorando il nostro già pessimo carattere, oltre a aumentare la finestra temporale (la fase Non Rem) in cui il corpo si ripara e le cellule dell’immunità innata presentano l’antigene estraneo a quello della immunità adattativa.

Dopo tre o quattro giorni di febbre l’immunità adattativa inizia la produzione di anticorpi e debella l’infezione tenuta a bada dai sistemi elencati prima. Incredibile!

Purtroppo la gente si dispera: non capisce come possa passare la febbre se non prendono niente tra, tachipirina, ibuprofene o antibiotico che sia, cercando tramite pillole di ricalcare meccanismi evolutisi in migliaia di anni.

Quando poi guariscono grazie a questi meccanismi potentissimi, nonostante gli svariati tentativi di sabotarli con i farmaci, attribuiscono al farmaco il merito della loro guarigione. E la prossima volta ripeteranno lo stesso schema di comportamento, pretendendo che il medico si adatti alla verità che pensano di aver scoperto con la loro fallace esperienza.

L’idroterapia: favorire l’azione dei meccanismi di difesa

Abbiamo visto dal punto di vista biologico gli effetti importanti che ha l’aumento della febbre sul nostro corpo ma adesso dobbiamo capire due cose:

  1. se la inibizione del rialzo febbrile compromette, rallenta il decorso dell’infezione o ne peggiora la prognosi;
  2. se possiamo in qualche modo sfruttare o favorire questo processo per prevenire, trattare le forme infettive.

Per quanto riguarda il primo punto vi voglio parlare di un evento riportato in una cronaca di storia dal Dr Wells Ruble, risalente al periodo della influenza spagnola (il documento è del 1919).

In questo articolo (mi raccomando NON STIAMO PARLANDO di un articolo scientifico, ma di una esperienza riportata), veniva fatto il confronto della percentuali di pazienti sopravvissuti e con sovrainfezioni batteriche all’interno di due strutture: un sanitarium, in cui i soggetti erano trattati con l’idroterapia, l’esposizione al sole e la dieta ed un ospedale militare, meglio attrezzato, in cui il trattamento di primo acchito delle forme influenzali era con antipiretici (in particolare con l’aspirina introdotta da poco). questi sono i dati riportati:

  • Nel sanitarium furono trattati 446 pazienti. Di questi, solo il 2% si ammalò di polmonite, e di questi il 55% morì. La mortalità complessiva fu dell’1%;
  • nell’ospedale militare il 16% degli ammalati con influenza si complicò con la polmonite, e, di questi, morì il 40%. L’ospedale militare era verosimilmente più attrezzato e questo forse garantì una minore mortalità per polmonite, anche se nel complesso la mortalità dei pazienti fu del 6,4%.

Facciamo alcune considerazioni.

Prima di tutto vediamo cosa è l’idroterapia. Detto in maniera semplice, l’idroterapia è una pratica di medicina complementare che sfrutta la reazione del corpo all’acqua, calda e fredda che sia. Nel caso dell’influenza o di malattie infettive ad esempio, l’idroterapia si pone l’obiettivo di aiutare la risalita della temperatura, oppure di realizzarla laddove il corpo non dovesse essere reattivo. L’aumento della temperatura corporea ottenuta in maniera passiva ha gli stessi effetti legati all’innalzamento febbrile che vi ho elencato sopra. Dopo essere arrivati a sudorazione, ci si asciuga il corpo con dei panni freddi.

Da studi effettuati in epoca moderna sappiamo che il riscaldamento ottenuto mediante attività fisica o immersione in un bagno caldo (in questo caso per avere un effetto sul sistema immunitario la temperatura deve aumentare di almeno due gradi) induce un aumenti dei livelli circolanti di
leucociti (granulociti, linfociti) ed un miglioramento della funzione dei linfociti NK.

Ma non è finita qui. La successiva esposizione al freddo ha un effetto additivo, inducendo un ulteriore leucocitosi, granulocitosi, aumento della conta e dell’attività dei linfociti NK, un aumento dei livelli circolanti di interleuchina-6.

Insomma l’idroterapia, il cui termine farebbe sollevare in un ghigno sardonico, maligno e sarcastico a tutti i medici buroniani, presenta effettivamente delle basi biologiche e fisiologiche a giustificarne l’efficacia. Nell’era precedente all’antibioticoterapia, era il principale metodo di trattamento dei pazienti con forme infettive e non.

Il trattamento idroterapico richiede del personale qualificato che tratti il paziente con un importante impiego di materiale e tempo, molto meno di quello che ci vuole a somministrare un farmaco. Non stupisce quindi che queste pratiche siono state completamente soppiantate dalla farmacologia e che ormai non siono nemmeno più studiate. Il che però, checchè ne dicano molti secondo cui se una cosa non è studiata non esiste, è una pratica esistente, con un gran senso biologico ed una certa efficacia.

Se prendiamo gli studi presenti su Pubmed sull’utilizzo di antipiretici e forme infettive rileviamo che:

  1. l’utilizzo di antipiretici in pazienti in terapia intensiva aumenta la percentuale di mortalità;
  2. l’utilizzo di antipiretici (acido salicilico) in cavie di laboratorio, accorcia la durata dell’episodio febbrile, aumentando la mortalità, i tempi di recupero e il danno anatomo patologico a carico degli organi interessati;
  3. pazienti appositamente infettati con rinovirus e trattati con FANS o paracetamolo, hanno visto una neutralizzazione della comparsa degli anticorpi ed un incremento della sintomatologia a carico del naso;
  4. in un recente studio l’utilizzo sistematico di paracetamolo in pazienti con influenza non solo non ha modificato la durata della malattia, ma è risultata essere inefficace nel trattamento del rialzo febbrile.

Non so quante volte mi sono sentito dire dai pazienti che al primo sintomo febbrile assumevano la tachipirina (o un FANS) e dopo qualche ora la febbre si presentava più poderosa di prima, e loro sentendosi persi, chiedevano di ricorrere al cortisone, o un antinfiammatorio, tutto pur di far scendere la febbre!

Il punto è che la febbre, nel momento in cui siete infettati, è un segno che siete vivi ed in salute (relativamente), ed il vostro sistema immunitario reattivo. Pensate che purtroppo nei soggetti anziani il cui sistema immunitario è malandato, si può avere una polmonite senza rialzo febbrile.

Se voi provate a far scendere la febbre, il virus persiste continua a proliferare, e non appena il farmaco smette di funzionare il nostro corpo continua a reagire (con la febbre) fino a che il virus non è debellato. E a quel punto la tachipirina “funziona” (o così ci sembra).

L’idroterapia e la febbre ci proteggono dalle infezioni?

Ora cerchiamo rispondere alla domanda se le pratiche che portano ad aumentare la temperatura corporea, determinano effettivamente una protezione nei confronti dei vari virus influenzali e parainfluenzali:

  1. l’iniezione di un derivato dell’ interferone è stata utilizzata nel trattamento precoce del Covid !9, con un miglioramento del decorso della patologia ed una riduzione della necessità di ospedalizzazione; visto che l’aumento di temperatura corporea aumenta i livelli di interferone gamma è verosimile ipotizzare che il rialzo febbrile o una tecnica passiva (doccia calda, bagno caldo) che aumenti la temperatura corporea di almeno due gradi, porterà beneficio nel decorso della patologia. Di contro abbiamo visto che grande successo è stata l’approccio tachipirina e vigile attesa…;
  2. un gruppo di soggetti sottoposti regolarmente a sauna per sei mesi, ha visto la incidenza di raffreddore comune ridursi rispetto ai controlli durante il periodo di trattamento, fino a dimezzarsi negli ultimi tre mesi;
  3. il medico austriaco Julius Wagner-Jauregg, trattò i pazienti affetti da neurosifilide iniettandogli il plasmodio della malaria. Le febbri provocate al paziente determinavano la guarigione dalla neurosifilide (che è una malattia infettiva). Successivamente la malaria poteva essere trattata con il chinino; lui vinse il premio Nobel per questa sua scoperta. Credo che se sapesse come ci comportiamo noi si rivolterebbe nella tomba;
  4. l’idroterapia era praticata abitualmente nei sanitarium come abbiamo visto sopra;
  5. l’utilizzo topico del caldo (suffumigi a 43 gradi) ha ridotto del 50% i sintomi dei pazienti con raffreddore.

Prevenire a trattare le infezioni sfruttando il caldo/freddo l’idroterapia

Ora raccogliamo le idee su cosa possiamo fare:

  • al fine di prevenire le forme infettive possiamo/dobbiamo fare attività fisica, che oltre a proteggerci di per sè dalle forme influenzali e parainfluenzali, migliora la nostra risposta a stress ormetici quale il caldo o freddo; infatti in uno studio in cui venivano confrontate le risposte del sistema ormonale (cortisolo e noradrenalina) ed immunitario al caldo di soggetti allenati e sedentari, solo i primi avevano una risposta significativa allo stress ormetico. Insomma se non ci alleniamo siamo poco reattivi ed evoglia a stimolarci! Immaginate il pene di una persona anziana…;
  • una volta posta la base di attività fisica, possiamo utilizzare l’esposizione al caldo e freddo per migliorare le nostre difese immunitarie. A questo proposito possiamo utilizzare:
    • le docce alternate (3 minuti di doccia calda e 30 secondi/1 minuto di doccia fredda);
    • la sauna fatta 1 -2 volte alla settimana (da terminare od intervallare ad una doccia fredda rapida);
    • il “lavaggio del sangue” di Lezaeta, che consiste nel porsi in un cassone in cui il corpo viene riscaldato da un getto di vapore; nel momento in cui il corpo è ben caldo si esce e si applica un panno freddo su tutto il corpo, per poi rientrare nel cassone per 3-4 minuti ed uscire nuovamente e ripetere la procedura del panno freddo. Alla fine si applica un getto di acqua fredda su tutto il corpo;
  • nel momento in cui ci ammaliamo e plausibilmente la causa della febbre è una infezione (siamo nel periodo invernale e abbiamo associati sintomi quali tosse, congestione nasale, cefalea, dolori articolari), evitiamo di abbattere la temperatura con antinfiammatori o tachipirina. aspettiamo invece che salga. Vi dirò di più: possiamo favorire la risalita della temperatura mettendoci a letto e coprendoci con vari strati di coperte, fino a indurre la sudorazione; per riscaldare ulteriormente il corpo possiamo utilizzare delle borse di acqua calda o dei panni imbevuti di acqua calda da applicare sul tronco, davanti e dietro(evitando di applicarli direttamente sulla pelle e scottarci). A quel punto possiamo passare un panno imbevuto di acqua fredda sul corpo per sfruttare lo stress ormetico del freddo. Vi lascio dei video esplicativi nei link in basso.

Sono convinto che trattando l’influenza in questo modo non solo andremo a favorire la risposta immunitaria e la guarigione del nostro corpo, ma anche a ridurre od evitare tutti gli strascichi che ci portiamo dietro dopo l’infezione, quali debolezza, tosse, mancanza d’aria (abbiamo visto infatti che il rialzo febbrile è importante anche per lo spegnimento della infiammazione.

Conclusioni

Uno dei ricordi più dolci della mia infanzia era mia nonna seduta al capezzale del letto mentre avevo l’influenza. Si metteva a cucire e mi faceva compagnia pazientemente, ed io la osservavo stupito in silenzio, crogiolandomi della sua compagnia. Si preoccupava di tenermi la testa fresca, imbevendo un fazzoletto (alcuni dei quali conservo ancora oggi) in un miscuglio di acqua e alcol etilico. Me lo poggiava sulla testa e sul collo e mi raccontava della volta in cui mia zia, sua figlia, nonostante terapie su terapie antibiotiche, non veniva liberata dalla febbre, fino a che la febbre salì tantissimo e dopo essere scesa con un’abbondante sudorazione, l’infezione era passata.

Inconsciamente mia nonna aveva capito quello che ora sto cercando di spiegarvi io con un cumulo parole e di articoli a motivare le mie affermazioni. Purtroppo nell’epoca moderna osservazione e l’intuizione sono state completamente annullate dalla scienza medica, che impone dei rigorosi trial prima di proporre ai pazienti qualcosa che si è notato. Qualcosa che però intuitivamente persone come Vincenzo Priessnitzz, l’abate Kneipp, Lezaeta e alla fin fine anche mia nonna, avevano intuitivamente capito.

Come medico ho difficoltà a parlare ad esprimere questi concetti, ma il punto credo che sia: va bene il rigore scientifico quando si tratta di testare dei farmaci, ma quando si tratta delle capacità di reazione curative del nostro corpo, cerchiamo di assecondarle ed essere sensibili ed intuitivi senza aspettare lo studio randomizzato in doppio cieco.

Dopotutto credo che le basi scientifiche per “tachipirina e vigile attesa” non ci fossero da nessuna parte, anzi. Come abbiamo visto non c’è alcun razionale per il trattamento delle forme infettive con antipiretici o antinfiammatori. Tutti gli studi che ho letto concludono che non c’è alcun razionale nell’impiego di antipiretici nelle forme influenzali e che vanno condotti dei trial randomizzati in doppio cieco su esseri umani per valutare in maniera definitiva se il loro utilizzo è addirittura dannoso.

L’eccezione va fatta per il Covid-19 in cui l’utilizzo di FANS determina un decorso favorevole sul decorso della patologia.

Fonti

Julius Wagner-Jauregg

Interferon’s Role in SARS-CoV2 Infection and the Role of Hydrotherapy

Fever and the thermal regulation of immunity: the immune system feels the heat

Effects of antipyretics in rinderpest virus infection in rabbits

Hyperthermia in humans enhances interferon-gamma synthesis and alters the peripheral lymphocyte population

Coronavirus Pandemic Update 46: Can Hot/Cold Therapy Boost Immunity? More on Hydroxychloroquine

Viruses and interferon: a fight for supremacy

Thermoregulation as a disease tolerance defense strategy

Sauna – a hobby or for health?

The effect on mortality of antipyretics in the treatment of influenza infection: systematic review and meta-analyis

Does the use of antipyretics prolong illness? A systematic review of the literature and meta-analysis on the effects of antipyretics in acute upper and lower respiratory tract infections

Effect of a Single Finnish Sauna Session on White Blood Cell Profile and Cortisol Levels in Athletes and Non-Athletes

Human monocyte stimulation by experimental whole body hyperthermia

Regular Sauna Bathing and the Incidence of Common Colds

Immune changes in humans during cold exposure: effects of prior heating and exercise

Antipyretic drugs in patients with fever and infection: literature review

Let fever do its job

Hydrothermotherapy in prevention and treatment of mild to moderate cases of COVID-19

Randomized controlled trial of the effect of regular paracetamol on influenza infection

Adverse Effects of Aspirin, Acetaminophen, and Ibuprofen on Immune Function, Viral Shedding, and Clinical Status in Rhinovirus-Infected Volunteers

Randomized controlled trial of the effect of regular paracetamol on influenza infection

The effect on mortality of antipyretics in the treatment of influenza infection: systematic review and meta-analyis

L’idroterapia in pratica

Hydrotherapy 3.2 | Contrast Shower

Hydrotherapy 3.7 | Fomentations

Hydrotherapy for COVID-19

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