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Che stress gestire lo stress! Gettiamo le basi: la meditazione Vipassana,il dopamine detox e la conoscenza di se stessi

Punti chiave

  • Lo stress è un problema perché mina la nostra salute fisica e mentale.
  • L’essere in preda allo stress ci impedisce di godere a pieno della vita.
  • Accumulare troppi compiti da svolgere ed iperstimolare la mente è una causa autoindotta di stress.
  • Siamo condizionati dalla società e dalla famiglia a comportarci e pensare in una certa maniera.
  • Se non cambiamo il nostro modo di pensare ed agire rimarremo intrappolati in una morsa che ci prosciuga delle nostre energie.
  • L’osservazione e la meditazione Vipassana sono il primo passo per uscire da reazioni e comportamenti automatici.
  • Quando avremo gettato le basi nella conoscenza del funzionamento della nostra mente, potremo abbinare delle tecniche di gestione dello stress: yoga, tai chi chuan, meditazione, respirazione.
  • Per avere l’energia per osservare e meditare dobbiamo liberarci dalle dipendenze.
  • Un primo passo per liberarci dalle dipendenze è disintossicarci dagli stimoli che liberano dosi massive di dopamina.
  • La meditazione e il domapine detox possono aiutarci a trovare la nostra vocazione.
  • Trovare la vocazione ci aiuterà a fissare le nostre priorità, a essere disciplinati e a costruire una vita appagante e non disordinata e stressante.

Introduzione: lo stress e le sue conseguenze sulla salute

L’altra sera mi sono fermato un attimo a pensare con penna e foglio in mano, quali sono le tecniche da me conosciute per gestire lo stress. Senza rendermene conto, il percorso di studi e di vita che ho fatto, mi ha portato negli anni a confrontarmi spesso con lo stress ed i modi per gestirlo.

Vediamo un secondo che problematiche incontriamo se siamo stressati:

  • non dormiamo bene o non dormiamo affatto ed il giorno dopo avremo bisogno di litri di caffé per funzionare;
  • il nostro cervello perde l’empatia e diventamo più impulsivi, rovinando le relazioni che abbiamo e compromettendo la possibilità di averne di nuove;
  • aumentano le tensioni muscolari, dandoci problemi di cefalee muscolo-tensive, lombalgie, formicolii alle mani, fino a compromettere la capacità di svolgere in maniera efficiente l’attività fisica; diventate quello che mentre corre o a lezione di yoga e tai chi chuan si muove come l’uomo di latta del mago di Oz;
  • questa continua attività cerebrale che non ci permette nemmeno di dormire, insieme alle continue contrazioni muscolari, ci sfiancano, facendoci sentire mentalmente e fisicamente stanchi.

Insomma da tutto quello che vi ho detto è palese che se sono cronicamente stressato, non funziono bene ma soprattutto non vivo bene. Anzi non vivo proprio, tiro avanti.

Vi sono molti modi proposti per gestire lo stress, come metodi di respirazione, meditazione, psicoterapie varie ed igiene del sonno, fino a pratiche malsane, a base di alcolici e goccette.

Immagino che la maggior parte di chi è in preda allo stress, non abbia molto interesse in queste pratiche. Se sono stressato nervoso o frustrato, non ho molta voglia di prendermi cura della mia vita, o di sedermi a fare un esercizio di respirazione. Nel momento in cui il mio sistema di attacco e fuga è continuamente attivo, ed io stesso sono sempre all’erta, pronto a sacttare di notte o di giorno, tutto il resto perde significato e bellezza.

What is this life if, full of care,
We have no time to stand and stare.

No time to stand beneath the boughs
And stare as long as sheep or cows.

No time to see, when woods we pass,
Where squirrels hide their nuts in grass.

No time to see, in broad daylight,
Streams full of stars, like skies at night.

No time to turn at Beauty’s glance,
And watch her feet, how they can dance.

No time to wait till her mouth can
Enrich that smile her eyes began.

A poor life this if, full of care,
We have no time to stand and stare.

Leisure by William Henry Davies

Che vita è mai questa se,  pieni d’impegni,
Non abbiamo tempo per fermarci a guardare.
Né per sostare  sotto i rami
E fissare a lungo, come pecore o mucche.
Né per vedere, passando tra boschi,
Scoiattoli che nascondono le loro noci nell’erba.
Né per osservare,  in pieno giorno,
Ruscelli pieni di stelle, come cieli di notte.
Né per voltarci verso la Bellezza,
E ammirare i suoi piedi che sanno  danzare.
Né per aspettare che la sua bocca
Completi il sorriso che le parte dagli occhi.
E’ questa una povera vita se,  pieni d’impegni,
Non abbiamo tempo per fermarci a guardare.

Tempo Libero, (Tentativo di traduzione  di Teresa Nastri).

Se, come è successo a me, quando avete letto questa poesia vi siete resi conto di stare perdendo qualcosa della vita, o avete sentito nostalgia di qualcosa, qualcosa che in passato faceva parte di voi, ma adesso è solo un profumo lontano, è probabile che voi siate stressati!

Essendo continuamente attivato il meccanismo della lotta o fuga, non avete la possibilità di stare lì a poter contemplare la bellezza della vita, che è ogni giorno davanti gli occhi di tutti.

Come non avete lo spazio (mentale e temporale) di imparare nuove tecniche di “gestione dello stress” Purtroppo il nostro sguardo mentale è completamente occupato dalle preoccupazioni od occupazioni, che in parte ci vengono dalla vita, ed in parte siamo noi stessi ad accumulare. Ci prendiamo troppi impegni, non riusciamo a dire di no, e tra le cose imposte dall’esistenza e le cose di cui ci carichiamo deliberatamente, finiamo per farci consumare tutte le energie della giornata per svolgere questi compiti.

Le poche energie che ci rimangono non sono sufficienti a spegnere la risposta della lotta e fuga e ad accendere quella del riposo e della digestione, (l’attività del sistema nervoso vagale).

E quindi ecco i problemi:

  • di insonnia (difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni, sonno poco rigenerante);
  • a carico dell’apparato digerente (colon irritabile, stipsi, diarrea, reflusso gastroesofageo, gonfiore e difficoltà digestive);
  • a carico della sfera sessuale (impotenza, eiaculazione precoce ecc…);
  • del sistema immunitario (predisposizione ad infezioni o forme autoimmuni).

Entrambi i sistemi devono essere funzionanti in maniera ottimale, ma, mentre il sistema nervoso della lotta e fuga dovrebbe essere attivo per poco tempo, in maniera particolarmente intensa, per il resto del giorno (e della notte) il sistema nervoso del riposo e della digestione dovrebbe essere predominante.

Siamo condizionati ad essere stressati

Se ci pensate attualmente noi facciamo il contrario: siamo sempre iperattivi, iperoccupati, ansiosi ,di fretta intenti a produrre o consumare; poi speriamo che quando ci sediamo a tavola, quando facciamo l’amore o quando dobbiamo dormire: “Tac!”, il schiacciando un pulsante il sistema di lotta e fuga si spenga e ci possiamo godere il recupero.

Purtroppo non funzioniamo così.

Il mercato ci vuole produttivi, competitivi, e consumatori.

Siamo allevati e programmati per essere così. Siamo allevati e programmati per essere così non solo dalla società, dalla famiglia, dalla scuola, ma anche, in parte dal contesto evolutivo in cui il nostro cervello si è sviluppato.

Vi faccio degli esempi.

Nel momento in cui ci troviamo davanti un cibo particolarmente appetitoso o calorico, abbiamo l’impulso a consumarlo. Ebbene la nostra capacità di controllare quell’impulso dipende da noi, in buona parte, dalla nostra forza di volontà e dalla nostra formazione.

Ma in primo luogo perché abbiamo l’impulso?

Ad un primo livello abbiamo l’impulso perché ci siamo sviluppati in un mondo in cui c’era una certa scarsità di cibo proprio in termini di calorie, e quindi trovare un cibo del genere significava sopravvivere.

Nella nostra società le aziende sfruttano questo impulso primordiale, pubblicizzando ossessivamente questi cibi spazzatura e condizionandoci sin dalla prima infanzia a mangiare zucchero e farine raffinate. Vedi Plasmon, brioches varie per la colazione, Kinder ferrero, (dove kinder vuol dire bambino in tedesco), il cornetto o i biscotti a colazione ecc…

Sono dei cibi che ci piacciono, comodi da consumare, che non necessitano di preparazione.

Sempre dal punto di vista evolutivo, siamo programmati a fare le cose col minimo sforzo possibile. I più intelligenti di noi non si mettono a spingere una pietra gigante, ma usano un sistema di leve per spostarla. Questo tipo di intelligenza ci ha fatto creare la società di oggi con tutti gli agi di cui godiamo; ma lo sfruttamento di questa tendenza da parte delle industrie, e l’estensione della pigrizia al campo della nutrizione del movimento nonché dell’ igiene mentale (ne parleremo più approfonditamente tra un attimo) ci ha portato a creare il gran numero di problematiche di salute di cui “godiamo” oggi.

In termini semplici: se non ci ingozza a preparare un cibo ma preferiamo un cibo pronto, il palato e la nostra pigrizia saranno contenti ma la salute, sul lungo periodo, ne risentirà.

Continuando con gli esempi vediamo come abbiamo l’impulso ad essere aggressivi e competere, perché siamo condizionati a pensare che le risorse siano limitate. Se riesco ad accaparrarmi quello di cui necessito, anche se va a scapito di qualcun altro, io e il mio gruppo o famiglia riusciremo a “sopravvivere”. Ora se questa sopravvivenza significhi una sopravvivenza fisica o una sopravvivenza psicologica (cioè sopravvive la mia fama ed il mio successo) questo non importa: l’intensità di reazione è la stessa.

Questo perché l’Ego percepisce di cessare la sua continuità, e quindi reagisce.

Questo è il punto cruciale di questo articolo, il punto cruciale per poter iniziare a far spazio nella propria vita e iniziare un attimo a provare sollievo e a respirare il profumo dei fiori.

Perché se non facciamo spazio per osservare la bellezza del mondo che ci circonda, secondo voi avremo mai spazio mentale per imparare complicate “tecniche di gestione dello stress” (che tra l’altro non è detto che sia fondamentale)?

Che cosa sono il condizionamento e l’Ego

Ci chiediamo ora: che cosa è l’Ego, o l’Io? Che cosa è il condizionamento? Cosa ci porta ad agire in un certo modo piuttosto che in un altro?

Prima di continuare fate una pausa, chiudete gli occhi per qualche secondo e pensateci su. Vedete se, dopo le cose che ho scritto ed avete letto, la risposta vi sembra chiara.

Quando vediamo qualcosa o subiamo uno stimolo (e la nostra società è soggetta ad una vera e propria iperstimolazione), il nostro cervello reagisce. Vorrei che poniate l’attenzione sul termine reagire, che è estremamente diverso da agire.

La reazione è qualcosa che è al di fuori del nostro controllo. Vediamo un biscotto e lo abbiamo già ingoiato, una birra, ed è già scolata, il sole e ci fa paura perché ci hanno detto che fa venire il cancro, un’automobile di lusso, proviamo invidia e la vogliamo acquistare, la pubblicità di una crociera e ci immaginiamo lì a rilassarci e proviamo piacere…

Di contro se vediamo un attacco terroristico, possiamo immedesimarci nelle persone che lo subiscono e avere paura, così poi magari votiamo per chi, grazie alla sua parlantina ci fa sentire più sicuri.

Vedete quello che accade, è che nel momento in cui i nostri sensi vengono sottoposti a degli stimoli, il nostro sistema nervoso reagisce, fondamentalmente in base ai ricordi e alla formazione che ha avuto, da parte di scuola, famiglia, società, amici, oltre che dal contesto evolutivo in cui il cervello si è sviluppato.

Insomma, il tipo di reazione dipende dal nostro condizionamento.

Questa struttura mentale che si è creata nel nostro cervello, da quando siamo nati, sino ad oggi, da quando il primo uomo sulla terra ha iniziato ad inseguire mammut per sfamarsi e coprirsi con la lana, o ha iniziato a cercare caverne con cui ripararsi, tutto questo influenza il modo in cui reagiamo ad uno stimolo.

E non c’è alcuno spazio (o almeno così sembra), tra lo stimolo e la nostra reazione. Non solo. Un altro aspetto preoccupante è che la nostra reazione (emotiva) non si conclude lì, ma plasma la nostra vita, perché è il modo in cui ci reagiamo che determina i nostri sentimenti ed emozioni e quindi comportamenti.

Se il mio condizionamento mi porta a non riuscire a resistere al junk food o a considerare il prendersi cura della salute di se stessi come una sciocchezza attuata da persone fissate, mi comproterò in una maniera tale da diventare obeso, rivinare la mia salute e passare anni della mia vita in studi medici, a fare interventi o a trovare la medicina che mi faccia sentire meglio.

Se mi ingozzo di cronaca nera, percepirò il mondo come un posto pericoloso. Intimamente cercherò la sicurezza, e quest’ansia verrà sfruttata da un politico che utilizzerà l’essere integerrimo, duro, discriminante e tradizionalista, come una forma di rassicurazione.

Se sono stato cresciuto in una famiglia in cui anche ogni minima forma di affetto doveva essere faticosamente guadagnata, ma alla fin fine non si esprimeva mai a pieno e lasciava l’amaro in bocca c’è la possibilità che da grande crei di nuovo dei contesti in cui continui a comportarmi nello stesso modo. Posso ad esempio cercarmi una professione d’aiuto in cui interagisco continuamente con persone bisognose; ma le persone bisognose, si sentono in diritto di essere assistite e difficilmente mostrano riconoscenza per l’assistenza che ottengono. Oppure posso cercare una relazione in cui offrire assistenza, nella speranza di ottenere affetto, ma questo affetto non arriverà mai perché chi ha bisogno continuamente di assistenza non ha la maturità emotiva per prendersi cura di qualcun altro ha solo l’intelligenza emotiva di un bambino che deve essere soddisfatto in tutto e per tutto.

In fin dei conti se ho una dipendenza affettiva non voglio ricevere affetto: voglio solo continuare ad offrire la mia assistenza.

Ricordate? Ego vuole solo continuare ad esistere nel modo in cui è condizionato. Il ricevere affetto e riconoscenza lo metterebbe in una situazione in cui non sa come reagire. Vi è mai capitato di essere a disagio quando qualcuno si mostra sinceramente gentile e riconoscente nei vostri confronti?

Davanti allo stimolo di una relazione, non mi porrò cercando di creare un legame in cui si cresce e ci si gode la vita insieme, ma cercherò di creare un legame di assistenza…Ovviamente a questo tipo di legame potrà rispondere solo qualcuno che avrà voglia di essere assistito con le conseguenze di cui parlavamo prima.

Ebbene in queste poche righe ho voluto descrivere le dinamiche psicologiche (ovviamente in minima parte) che portano a costruire la società così com’è a più livelli: personale, politico, e a livello di gestione della salute.

Noi riceviamo uno stimolo (da parte della vita), e a questo stimolo reagiamo in base al nostro condizionamento, ed il nostro condizionamento è il bagaglio che determina gli accadimenti e la direzione della nostra vita.

Non so se alcuni di voi sono arrivati a questo punto. Io stesso sono anni che dedico a questi argomenti tempo e spazio, sia in termini di riflessione sia in termini di letture.

Siamo identificati con il nostro condizionamento

Ora chiediamoci: Nel momento in cui abbiamo uno stimolo chi è che reagisce?

E’ mio padre, che mi diceva continuamente di meritarmi ogni minima cosa?

E’ la pubblicità, che mi dice “Non hanno mai fatto male tre fette di salame!”?

E’ la pubblicità del kinder cereali, che mi dice che se me lo mangio, posso partire alla carica anche io?

E’ la professoressa, che mi dice con le parole e lo sguardo, che non valgo niente se non prendo la sufficienza?

E’ il marketer che mi dice che se non faccio pubblicità aggressiva perderò tutti i clienti, e farò la fame?

O più banalmente…Sono Io?

Vi siete mai fermati a pensare che cosa è quella entità psicologica che si chiama Io o Ego?

Che cosa è? Personalmente nelle mie riflessioni mi sono sempre bloccato in questo punto.

Nel buddismo e nei percorsi di conoscenza di sé, l’io è solo una struttura creata dal condizionamento di cui abbiamo parlato sino ad ora. Lo abbiamo accennato prima ma adesso vediamo di tastare con i nostri sensi di cosa si tratta.

Ogni volta che reagiamo a qualcosa, pensiamo di essere noi a farlo, ed in genere reagiamo in base a ciò che ci da piacere e sicurezza, cercando di acquisirla, e in base a ciò che ci da paura, cercando di allontanarci.

Molte delle cose che ci danno piacere o sicurezza possono essere semplicemente influenzate dal nostro condizionamento.

Ricordate il detto:”Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace?”.

Immaginate il genitore che condiziona il figlio a pensare che trovare un posto fisso e sicuro, piuttosto che cercare di seguire un suo impulso di diventare atleta, pittore o musicista, sia la strada giusta.

Il genitore lo fa o meglio pensa di farlo, con tutti i buoni propositi. Castiga il figlio ogni volta che si allena, o magari non lo apprezza, lo sminuisce; di contro lo premia ogni volta che si spacca la schiena sui libri, anche se lo vede svogliato e sofferente. Un domani il ragazzo troverà il lavoro, il padre sarà contento ed il figlio sarà anche tranquillo di avere lo stipendio garantito ogni mese; ma ogni mattina si sveglia con 30 chili sulle spalle e si trascina nel suo ufficio con l’umore sotto i piedi. Eppure non riuscirà a trovare il coraggio di lasciare il proprio lavoro, perché il padre lo avrà condizionato a sentire ansia e paura di fronte all’incertezza. Avrebbe potuto provare emozione un senso di avventura di fronte all’ignoto, invece avrà paura, e questa paura lo blocca. Il padre, dal canto suo, sarà stato condizionato da suo padre a comportarsi nello stesso modo e, se risaliamo indietro negli anni, possiamo arrivare alla tribù di ominidi in cui per poter far sopravvivere il gruppo, ognuno aveva il suo posto ed il suo compito e cercare di allontanarsi da questo incasellamento, significava essere allontanati dalla tribù e di conseguenza morte.

Ma se chiedessimo al ragazzo: “Chi ha paura di lasciare il lavoro?”.

Lui risponderebbe: “Io”.

Vi descrivo tutte queste situazioni per farvi percepire questo: tutto ciò che noi percepiamo come una nostra scelta, tutto ciò che percepiamo come ansiogeno o magari piacevole, ebbene, molto probabilmente, sono frutto del nostro condizionamento passato. Noi ci identifichiamo con questa reazione, sentiamo L’Ego che si galvanizza di fronte al piacere e si ritrae di fronte al dolore.

Se ci pensate, quante convinzioni facevano parte della mentalità dei vostri genitori e magari da piccoli le contrastavate attivamente perché vi sembravano assurde; poi però pian piano sono entrate a far parte della vostra mentalità e ora sentite di essere voi stessi a pensarla in questo modo?

A questo punto chiediamoci: “Quanti degli schemi di comportamento, come l’essere arrivisti, produrre e guadagnare, consumare, sono dei condizionamenti dettati dalla società e non sono innati nell’uomo o nella nostra natura?”

“Quanti degli schemi dell’ evoluzione, intrinsecamente presenti nella struttura del nostro cervello, pur essendo stati molto utili alla nostra sopravvivenza negli anni, sono inutili e fuorvianti nella società moderna? “

Non è utile oggi omologarsi ad un gruppo se non è conforme ai nostri valori! Posso tranquillamente sopravvivere da solo o trovare un gruppo più affine facilmente.

“Morirò di fame se non divento manager dell’ azienda?”

“Morirò di fame se non trovo il posto fisso?”

Grazie ad internet posso trovare lavoro anche se faccio qualcosa di creativo, anzi di questi tempi, il posto fisso non ci garantisce nulla di stabile e sicuro (è un condizionamento della vecchia società che ormai non regge più).

Non so se conoscete la vecchia storia buddista della persona che vede un serpente in casa e si spaventa, scappando ed urlando, ma poi nel momento in cui accende la luce vede che è una corda arrotolata.

Ebbene la reazione di allarme è normale se si rischia la vita, il che vuol dire che una parte del condizionamento che ci portiamo dietro, che ci fa capire che una tigre od un serpente sono pericolosi, sono utili, ma nel momento in cui il nostro Ego percepisce determinati stimoli come pericolosi per la sua esistenza, come il litigio con la fidanzata, la disapprovazione dei genitori e del gruppo o della società, ma questo a livello fisico non è assolutamente vero, ecco che in quel momento entra in gioco il condizionamento che ha strutturato il nostro io, la nostra personalità, il nostro sentire.

Ebbene questo è il punto in cui per anni mi sono un po’ ancorato. Scoprire che tutto quello che siamo, e che influenza quello che facciamo o scegliamo, tutta la vita che ci siamo costruiti, la stessa società che abbiamo edificato, è, fondamentalmente, una menzogna, è sconvolgente.

E’ qualcosa difficile da accettare.

Personalmente ho molte passioni, molta curiosità e voglia di scoprire. Mi sono chiesto: possibile che anche tutti questi interessi siano una menzogna ed un condizionamento?

Possibile che tutte le direzioni in cui ho preso nella mia vita siano falsate?

Non c’è proprio niente di originale, di sentito, di spontaneo in quello che faccio, in come mi comporto o in come mi sono comportato?

Anche qui pensateci un attimo prima di rispondere o continuare a leggere.

Io mi sono rifiutato di crederlo. Non posso credere, che io, cioè che l’essere umano, sia solo bisogni fisici, come cibo un tetto sopra la testa, e che non abbia bisogno di realizzarsi e realizzare le proprie passioni e quello che ha nel cuore, o non abbia bisogno di relazioni soddisfacenti.

L’osservazione senza giudizio: la via della liberazione

Come facciamo a sapere se quello che abbiamo nel cuore, se quello che sentiamo in profondità sia reale o sia condizionato?

Se ci pensate un attimo, questo modo di pensare, questa presa di coscienza, porta all’ immobilità, che rischia di diventare stasi. E noi non ci possiamo permettere di essere così. La ruota dell’ economia deve continuare a girare! Ci sono un sacco di cose da fare, i genitori anziani di cui occuparsi, i clienti e i pazienti che vogliono essere soddisfatti, non ci possiamo mettere a riflettere ed osservare

Che cosa è una vita, piena di preoccupazioni, se non abbiamo il tempo di fermarci e stare lì fermi in attesa a guardare…

Se non ci fermiamo un attimo e stiamo lì, in attesa a guardare, come faremmo davanti ad un bel tramonto, non avremo possibilità di mettere un freno a nostro sistema nervoso simpatico e finalmente permettere al sistema nervoso vagale o di riposo e digestione, il nostro sistema di default, di riprendere a funzionare.

Magari ci renderemo conto che tutte quelle preoccupazioni erano infondate, che tutte quelle acquisizioni non erano necessarie per essere sicuri, che non devo difendere strenuamente il partito con cui mi sono identificato, perché il problema era la mia insicurezza, non la politica.

Però così il circo non reggerebbe. Il circo che abbiamo montato nella nostra testa e il circo di società che di conseguenza abbiamo creato.

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Purtroppo tutto questo ci viene precluso dall’ambiente e da noi stessi. Ricordate noi con il nostro comportamento, determiniamo l’ambiente in cui viviamo, e l’ambiente in cui viviamo influenza il modo in cui ci comportiamo. Per questo è così difficile cambiare.

Ora vorrei che facciate caso al fatto che anche la nostra attenzione è stata mercificata.

Lo stress autoindotto: il sovraffollamento mentale

Nel mondo moderno siamo continuamente distratti, perché siamo continuamente stimolati. Le notifiche del nostro cellulare, le continue serie che escono su Netflix, Amazon prime now, Disney plus, i carichi burocratici sul lavoro, le richeista sempre più pressanti dei capi, la Tv che ci induce continuamente a consumare cibi particolarmente appaganti, dal semplice cibo acquistabile al supermercato, al cibo sfizioso preparato dai più grandi chef, il viaggiare nel mondo perché dobbiamo fare sempre esperienze e diventare sempre più acquisitivi, lo stare continuamente in contato con i social, il rispondere immediatamente a chiamate e messaggi (ormai il cellulare è diventato una schiavitù!)…Per vedere una donna o uomo nuova/o in una pratica sessuale particolare, basta accedere a internet sui siti pornografici e ne avremo per tutti i palati…

Insomma ho descritto sommariamente le attività che negli ultimi anni hanno preso piede ed invaso la nostra quotidianità. C’è tutto uno studio dietro nella scelta dei colori, del modo di lampeggiare del cellulare che induce la nostra attenzione ad essere strappata dalla riflessione e catturata da uno stimolo dopaminergico. E immancabilmente essere così strappata alla tranquillità e alla calma. Ma noi la barattiamo volentieri per il piacere e il “senso di essere vivi e attivi”, in procinto di ottenere qualcosa.

Ma otteniamo realmente qualcosa?

Mentalmente non abbiamo spazio e questo non solo è dovuto alle nostre occupazioni quotidiane, ma anche alla continua stimolazione da parte di questi aggeggi, stimolazione che ci viene posta sotto il naso, anche, in parte, gratuitamente.

Ma conoscete quel detto…Quando qualcosa è gratis il prodotto sei tu?

Il prodotto è appunto la nostra attenzione che viene mercificata e direzionata.

Ma questo non è tutto.

Nel momento in cui ci viene a mancare lo spazio mentale, non abbiamo solo una riduzione dello spazio e del tempo per vedere o riflettere, ma abbiamo anche una mancanza di spegnimento del segnale di lotta e fuga. Abbiamo un’ iperattività mentale che alla fine non fa altro che aumentare il nostro senso di affanno e sovraccarico.

Immaginate di stare sulla cima di un montagna da soli, ed osservare una vallata. Immaginate invece di essere stipati in un vagone di trenitalia, insieme a così tante persone da poter appoggiare solo un piede. Come è il vostro stato d’animo? Come vi sentite? Iniziate a capire perché vi sentite, o meglio, ci sentiamo così stanchi, stressati, sovraccarichi?

Non è solo perché abbiamo mille cose da fare. Questo è una parte. Osserviamo per un attimo la dinamica della nostra vita.

Se ci sovraccarichiamo di compiti da svolgere, appena ne abbiamo concluso uno, iniziamo già pensare alla prossima attività che abbiamo in programma; oppure più semplicemente non smettiamo di pensare a quello che abbiamo appena finito di fare.

Insomma, non stacchiamo mai, non “stacchiamo mai” dal sistema nervoso simpatico e permettiamo al parasimpatico/vagale di tornare a farci rilassare e recuperare.

La cosa inquietante sapete quale è? Quanti di voi, quando hanno immaginato di essere soli, in cima ad una montagna ad osservare una vallata, hanno provato un senso di vuoto, di solitudine, di angoscia, un senso di nulla?

Ormai siamo così disabituati a prenderci degli spazi fisici e mentali, per staccare, rilassarci e recuperare un attimo, digerire sia il cibo che le esperienze della giornata, che quando lo facciamo, ci sentiamo soli, ci sentiamo nulla, veniamo colti dall’ inquietudine, o addirittura ci sentiamo egoisti, perché la società si sforza di far sentire egoisti coloro che si ritagliano i propri spazi.

Ma in condizioni di sovraffollamento, la mente diventa agitata, ansiosa, pazza, violenta…Ma non c’è problema! ecco il sistema giudiziario a punire, la polizia ad opprimere, gli psichiatri ad apporre diagnosi, gli psicologi ad aiutare a sentirci meno pazzi, le pilloline per dormire, le pilloline per stare svegli, le goccette e psicofarmaci a sedarci, e darci un sistema di contenzione più socialmente accettato della camicia di forza e dell’elettroshock.

Abbiamo i santoni e i sistemi religiosi che ci propongono i più svariati metodi di meditazione per l’evoluzione spirituale, ci fanno sentire parte di un qualcosa, e ci danno un sistema per placare la nostra mente. Ed è piacevole, è come una droga che vi acquieta e vi fa ritornare a ammirare la bellezza della vita…Ma è un gioco che non dura molto.

Riattivare il sistema di riposo e digestione è più un lasciar andare che un acquisire uno stato. E quanto più ci sforziamo di acquisire qualcosa tanto più attiviamo il nostro sistema simpatico e tanto più questa tranquillità ci sfugge. Quando abbiamo provato qualche sistema di meditazione e abbiamo placato la nostra mente, questo stato mentale raggiunto, raggiunto senza aver tenuto conto di cosa c’è dietro, di cosa lo ha creato e di cosa determina invece il suo opposto (come stiamo cercando di fare in questo articolo), diventa un concetto astruso da acquisire con un metodo e sforzo di volontà, ed ecco che il giocattolo si rompe.

Succede la stessa cosa per le droghe o le goccette che danno assuefazione e dipendenza.

Poi abbiamo tutta una sfilza di figure che vi vendono metodi di respirazione, di canto, di humming, di yoga, che per carità hanno una certa applicazione e vantaggio sia dal punto di vista medico che psicologico…Ma senza una reale base che ci faccia capire perché la nostra attenzione viene alterata ed il nostro cervello è così attivo e iperagitato queste tecniche sono realmente utili?

Invece eccovi qui la la mia tecnica inventata dopo 30 anni passati a meditare sul cucuzzolo della montagna si. Cliccate per poter acquistare il mio corso. Ovviamente scherzo!

Una visione moderna del karma

Immaginate un cervello strattonato quotidianamente in due condizioni opposte. Il cervello funziona per abitudini. il problema è questo. E’ questo il senso del karma, ed e’ questa la forza del condizionamento. Il cervello si muove sempre secondo le linee di minor resistenza e che richiedono minor energia: questa è l’abitudine, (ossia ciò che il condizionamento lo ha abituato a fare).

E continua a ripeterlo di volta in volta. Se ci siamo abituati ad essere sempre agitati, nervosi e ansiosi continueremo ad esserlo anche quando non vi è necessità. L’asse ipotalamo-ipofisi-surrene che attiva il sistema nervoso simpatico, perde la capacità di auto inibirsi se troppo stimolata, e rimane persistentemente attiva. Esatto. Normalmente quest’asse si disattiva da sola.

Non abbiamo bisogno di gonfiare la pancia o cantare l’om per mezz’ora. Ne abbiamo bisogno perché per tutto il giorno non abbiamo dato tregua al nostro cervello. Ma se la sera prima di andare a dormire usiamo le poche energie che ci rimangono per riattivare il sistema nervoso vagale con varie tecniche per poi la mattina dopo metterci in campo per sbaragliare tutti gli avversari, assaggiare tutti i cibi prelibati dell’universo, conquistare tutti i partner sessuali del mondo, giorno dopo giorno, quanto tempo ci metterà la nostra energia mentale ad esaurirsi ed il giocattolo a rompersi?

Ci vuole un minimo di coerenza per riscrivere il modo in cui il nostro cervello si comporta. Ci vuole coerenza, costanza, attenzione ed amore, per riscrivere il nostro karma. Se impariamo ad essere sensibili, talmente sensibili dal lasciare libero un po’ di spazio mentale, e tirare un respiro di sollievo, capiremo quando siamo incoerenti o in conflitto.

Camminavo nel bosco,
e la natura accarezzava
delicatamente
le sensazioni.

Nel silenzio,
la caduta di uno spillo
fa un gran rumore.
Nella confusione
non si ascoltano nemmeno
le urla della gente.

Una mente calma e profonda
vede le avversità
dalla cima di una montagna.

Di Fabrizio Palmieri

Il condizionamento plasma le abitudini, le abitudini la personalità

Ora torniamo quindi alla domanda che ci siamo posti prima: l’io, l’ego, non esiste? O come direbbero i buddisti, non esiste di per sé, ma è creato dall’ evoluzione, dalla società, dalla famiglia, dalle persone che frequento? E se è così, esiste qualcosa oltre questo?

La creatività, l’intuizione, quella azione che deriva dalla chiarezza, da dove originano?

Sono qualcosa al di fuori dell’io, dell’Ego?

La personalità può essere considerata come la somma delle nostre abitudini.

Può essere che, se nasce chiarezza, cambiamo le nostre abitudini, e quindi la nostra personalità?

Come facciamo a far sì che queste nuove abitudini siano fresche, chiare, limpide, non una nuova prigione, un nuovo schema condizionato, che ci schiavizza e ci toglie vitalità?

Credo che continuare a porsi queste domande e mettere continuamente in dubbio noi stessi, sia un buon modo per osservare, riflettere e rendersi conto se vi è una reazione automatica condizionata e non una azione consapevole dettata dall’ osservazione e dalla chiarezza.

Nel momento in cui abbiamo uno stimolo vi è una reazione. Se pensiamo che quella reazione sia normale, che faccia parte di noi, che ci sentiamo in diritto di comportarci così, allora niente, siamo persi nella spirale del karma di causa e conseguenza, reazione ed azione. Se invece capiamo tutto quello che ci siamo detti sino ad ora, saremo dubbiosi, e nel dubbio la reazione non avviene. Ci sarà un gap, un intervallo tra stimolo e reazione e quell’intervallo sarà uno spazio di osservazione in cui si avrà quella chiarezza che ci farà comportare in maniera diversa.

Ci potremo rendere conto che reagiamo così non perché siamo “convinti”, ma piuttosto che quella autoaffermazione serve a mascherare la paura, o perché mio padre diceva così e continuare a seguire i suoi dettami, piuttosto che cercarne dei miei, mi fa comodo e mi da una certa tranquillità; mi fa sentire ancora quel figlioletto protetto da un genitore.

Se mi rendo conto di tutto questo, non reagirò più. Starò lì ad osservare.

Ma se continuo a stimolarmi, come posso avere durante la giornata, un intervallo tra i vari pensieri che mi permetta di rivedere tutto quello che è successo o che sta accadendo, così da capire se ho agito o reagito? E se ho reagito per quale condizionamento è stato?

Vi sembrerà tutto estremamente complicato e laborioso, ma questo perché state pensando che è un ragionamento logico, che occupa la mente. Affatto: è un’ osservazione passiva che libera spazio ed energia dalla mente stessa.

Quanti di noi oggi lavorano otto ore al giorno in attività che impegnano la mente e nelle pause dal lavoro usano il cellulare (impegnando nuovamente il cervello) per riposarsi? Vi dirò una cosa dura da accettare: non sempre riposarsi vuol dire svagarsi.

Lo svago, anche se consiste banalmente osservare un telefilm, è un ulteriore stimolo dato ad una mente iperstimolata, che contribuisce ad attivarla ulteriormente.

Se fate continuamente attività stimolanti, sia a lavoro che nel tempo libero, il vostro cervello non si arresterà e tranquilizzerà mai. Quello che accade all’esterno si ripercuote all’interno e viceversa.

Ad esempio se dormite male avrete necessità del caffè per tenervi svegli o avrete più voglia di mangiare cibi ipercalorici; per calmare la vostra mente in tempesta sarete più soggetti ad usare sostanze d’abuso, sigarette, alcolici sessualità digitale o compulsiva.

C’è un motivo per cui i buddhisti disegnarono il karma come una ruota. L’interno (la realtà psicologica) si riflette all’esterno, nei nostri comportamenti ed i nostri comportamenti determinano o condizionano la nostra realtà mentale.

Insomma, come usciamo da questo ciclo di reincarnazione, in cui a causa del condizionamento del giorno precedente, compiamo oggi le stesse identiche attività, fisiche e mentali, e rinforziamo il nostro io condizionato in cui ci reincarniamo?

Come capiamo chi siamo e che cosa vogliamo o necessitiamo realmente al di fuori del condizionamento?

Tanti di voi avranno già trovato la risposta.

Forse sono usciti tristemente sul balcone di casa o dell’ufficio, lasciandosi dietro il cellulare, iniziando ad osservare il cielo, le nuvole, un albero o semplicemente i passanti. Scossi da queste parole hanno smesso di commentare. Di commentare mentalmente. Perché per poter interrompere questo condizionamento e per poter interrompere una reazione mentale o comportamentale che rinforza il condizionamento stesso, dobbiamo stare attenti, in silenzio ad osservare senza giudicare.

E in un mondo di arrivisti e pettegoli, in cui il lamentarsi e la critica è ormai il pilastro dei nostri rapporti, è difficile, molto difficile.

Osservare senza criticare è il primo passo per poter separare lo stimolo dalla reazione. Se osserviamo, la reazione non avviene. C’è lo stimolo e c’è la nostra osservazione, all’interno del quale lo stimolo assume una prospettiva nuova. Potremmo scoprire che non abbiamo bisogno di sfondarci di patatine, ma semplicemente di una passeggiata nella natura, che non abbiamo bisogno di una nuova auto ma magari di un rapporto migliore con nostra moglie o un circolo di amici con cui costruire una interazione più appagante.

Vedete come, di riflesso la società cambierebbe, in base al nostro grado di consapevolezza.

Però se continuiamo ad iperstimolarci, non ci sarà mai un minimo spazio.

Trovare la propria vocazione: la meditazione Vipassana e la disintossicazione dalla dopamina

Trovare la propria passione è diventato uno slogan. Ognuno di noi vorrebbe, per lavoro, seguire la propria passione.

“Segui la tua passione e non lavorerai nemmeno un giorno”.

Ma che cosa è la passione e come si accende il fuoco della passione? E se anche la passione fosse qualcosa che si è costruita sul nostro condizionamento o su desideri inconsci, che cerchiamo di realizzare tramite il lavoro?

Ebbene su questi argomenti ci sono più domande che risposte. La maggior parte dei lavori offerti nella nostra società, rispecchiano ruoli e meccanismi di comportamento propri della nostra mente ristretta e condizionata. Quindi se vogliamo essere liberi, credo che l’unica soluzione sia di proporre un servizio completamente al di fuori degli schemi e schematismi della nostra società, ossia del nostro cervello e del nostro modo di pensare. Ma stiamo uscendo fuori tema.

Vi avevo detto che ero rimasto bloccato nel mio ragionamento nel momento in cui mi sono trovato di fronte alla realtà che non siamo ne più, ne meno che il prodotto del contesto in cui siamo cresciuti e del pianeta in cui ci siamo evoluti.

Possibile che non ci sia nulla al di fuori di questo?

La meditazione Vipassana

Per poter rispondere, penso che il primo passo sia quello di utilizzare l’attenzione o la meditazione che prende il nome di Vipassana. La meditazione Vipassana nell’antica lingua indiana pali significa “vedere le cose in profondità, come realmente sono, sembra che sia stata la reale meditazione divulgata da Buddha dopo l’illuminazione, e prevedeva semplicemente l’osservare quello che sta accadendo dentro e fuori di noi senza reagire e senza commentare.

Come molti di voi ormai capiranno, è normale non dover reagire o commentare: qualsiasi cosa faremo, qualsiasi modo in cui reagiremo, sarà condizionato, fallace, una menzogna.

La Vipassana è il primo passo che ci permette di uscire dalla ruota del karma, uscire da quelle reazioni psicologiche che rafforzano ancora di più il nostro condizionamento ogni volta che nascono e che danno luogo a comportamenti che condizionano ancora di più la mente.

La consapevolezza è il primo passo per poter iniziare collegare il nostro stato psicologico, la nostra ansia, la nostra agitazione, al modo in cui pensiamo e agiamo, in modo da delineare una mappa.

A questo punto dopo una accurata igiene mentale, possiamo pensare di iniziare a tracciare una strada, la strada in cui iniziamo a comportarci diversamente. Eccovi alcuni esempi:

  • In una pausa dal lavoro, non osserveremo il cellulare ma guarderemo fuori dalla finestra;
  • fine settimana non ce lo passeremo al centro commerciale od in mezzo alla folla ad ubriacarci, ma avremo la necessità di fare una passeggiata in un bosco o al mare o in montagna, in silenzio;
  • potremmo fare delle passeggiate da soli, senza portarci dietro il telefono, senza ascoltare musica, ma sentendo l’assordante rumore del nostro silenzio.

Sarà difficile, ma ne sentiremo la necessità. piano piano troveremo una tranquillità, una fermezza, che non ci potrà togliere nessuno, perché siamo noi i responsabili.

Non sarà necessario stare mezz’ora a meditare o ad imparare folli esercizi di respirazione, che ci provocheranno più stress che pace (sul lungo periodo). Se la nostra tranquillità mentale dipende da qualcosa, da un esercizio, da una relazione, da un paesaggio o luogo, purtroppo diventa appunto una dipendenza, ed in qualsiasi dipendenza c’è appunto la necessità dell’oggetto da cui si dipende, la voglia di sfruttarlo, ed la paura e l’ansia di perderlo.

Una volta capite le basi del funzionamento della mente, gli esercizi di respirazione o alcune forme di meditazione, possono essere un valido aiuto per favorire un dolce l’atterraggio dopo i picchi della attività quotidiana, un atterraggio che, senza stimolazione, avviene comunque da solo e senza sforzo, come abbiamo visto precedentemente.

Potremmo ad esempio sederci pochi minuti in silenzio senza fare nulla, osservando i pensieri e vedendo come questi si spengono spontaneamente se non fomentati. Potremmo ripeterlo alcune volte al giorno ad esempio la mattina prima di alzarci, la sera prima di andare a dormire o il pomeriggio, per staccare da un lavoro particolarmente stressante.

Detossifichiamoci dalla dopamina

In tutto questo risulta fondamentale quello che in alcuni movimenti online ho trovato indicato sotto il nome di Dopamine detox.

Vedete, la dopamina è quel neurotrasmettitore che, se liberato, ci induce a fare qualcosa, o meglio ci crea la voglia, persino “l’ansia” di raggiungere od ottenere qualcosa, e quindi ci induce ad assumere comportamenti finalizzati. Non ci da strettamente piacere, perché il piacere deriva dalle endorfine, rilasciate quando l’ottenimento è stato conseguito. Ma per semplificare la discussione mettiamo che le due cose coincidano.

La dopamina è rilasciata in maniera commisurata all’aspettativa del piacere. E sottolineo l’aspettativa.

E’ il motivo per cui, quando ci aspettiamo una ricompensa materiale, abbiamo una fortissima aspettativa ma poi il piacere non è poi così intenso come ce lo aspettavamo. Per ritrovare quella carica di energia che abbiamo avuto prima ci lanciamo verso una nuova acquisizione.

Ma il nostro obiettivo è spegnere l’iperattività del cervello, farlo entrare nella modalità del riposo, della digestione e della riflessione. Correre da un appagamento all’altro non farà che lasciarci distrutti e mentalmente appannati.

Avete presente quanto siete lucidi dopo una maratona Netflix, dopo una abbuffata di Natale, dopo che avete passato un pomeriggio per negozi a fare acquisti? Con che energia potete provare a stare attenti?

Insomma per stare lucidi e attenti dobbiamo avere energia, e questa energia non va generata dall’introduzione di caffè, ma va risparmiata. Dobbiamo evitare di sprecarla.

In quest’ottica, la disintossicazione dalla dopamina non ha solo lo scopo di smettere di iperstimolare il cervello e quindi di farlo agitare drenandolo di tutte le energie, ma anche quelle di aiutarci a recuperare la nostra sensibilità e consapevolezza.

Nel momento in cui stimoliamo il cervello con delle esperienze al di là del reale, il rilascio di dopamina è tale che delle esperienze di vita quotidiana non sono poi così eccitanti.

Ad esempio andando su youporn potrei facilmente osservare, se voglio, 100 donne nude diverse che compiono atti sessuali più disparati, con partner ancora più disparati. Nella realtà trovare in qualche ora 100 donne diverse che si mostrano nude, dandomi piacere sessuale, sarebbe un bel po’ difficile, anche per il più affascinante e prestante degli uomini. Di conseguenza prendere un appuntamento per fare due chiacchiere con una ragazza, può non sembrare così eccitante.

Posso mangiare dei cibi che hanno delle combinazioni tra grassi e zuccheri tale da provocare enormi piaceri, cosa a cui il nostro palato non è minimamente abituato: la cosa più orgasmica che poteva assaporare il cacciatore/raccoglitore era il miele condito con un po’ di larve! E per poterlo ottenere doveva passare un bel po’ di tempo a fumigare l’alveare per scacciare le api, e state pur certi che quella prelibatezza gli sarebbe costata qualche puntura…

Invece ora per avere un panino ipercalorico basta cliccare sull’app di Glovo…Col cavolo che poi troverò la frutta, la verdura, lo sgombro bollito od un bel piatto di legumi appagante!

Dolore e piacere, due facce della stessa medaglia

Questo per dirvi che i livelli di dopamina rilasciate da esperienze attuali, sono estremamente alti, con, di conseguenza, delle sensazioni estremamente forti, ma non reali. Posso vedere decine di donne sui social o su siti pornografici, ma in realtà non sto interagendo nemmeno con una. Potrò provare un grosso piacere (non vi spiego come!) nel vedere alcuni filmati, ma il mio cervello alla fine sa che lo sto prendendo in giro. Non mi sto relazionando realmente con nessuno e la mia vita non sta cambiando in meglio, anzi. Alla fine mi troverò comunque con la frustrazione di essere solo.
Con i cibi ipercalorici e artificiali sarà la stessa cosa: avrò un piacere immenso, ma dopo il mio corpo sentirà di non aver ricevuto tutti i micronutrienti di cui necessita, ma solo calorie vuote. Alla fine, dopo il piacere di aver divorato il primo bignè, ci sentiremo insoddisfatti e mangeremo il secondo, che però non ci soddisferà come il primo e così via.

Il piacere si bilancia sempre con il dolore, e viceversa.

Nel momento in cui proviamo piacere, abbiamo un importante rilascio di dopamina. Successivamente, il nostro cervello si difende, riducendo i recettori della dopamina stessa: la dopamina non potendosi legare ai suoi recettori non può stimolarci; ed eccoci demotivati, senza un senso, ecco il dolore che bilancia il piacere.

Purtroppo questo è un circolo vizioso che può intrappolarci: per non sentire il dolore, ripetiamo l’atto che ci ha fatto rilasciare dopamina in maniera massiva, ma, essendosi ridotti i recettori della stessa, non proveremo più l’appagamento di prima.

Se non troviamo la soluzione, cadiamo nella dipendenza (un’altra trappola karmica) e del consumo compulsivo.

La dipendenza è dovuta sia alla nostra volontà di fuggire dal dolore (ci sentiamo soli dopo la pornografia, vogliamo ulteirore cibo dopo il primo assaggio, una puntata dopo l’altra), sia dal fatto che, essendo i recettori della dopamina ridotti, altre esperienze della vita quotidiana, non ci danno più piacere. Esperienze come osservare un tramonto, la natura, parlare con un amico, andare a piedi a lavoro, leggere un libro, già di per sé rilasciano meno dopamina rispetto al paracadutismo, viaggiare per il mondo, avere 10000 commenti su instagram, o sconfiggere un drago e liberare la principessa in un videogames…Per di più i recettori si sono ridotti, quindi quale è il risultato? Che siamo demotivati a fare qualsiasi cosa che non sia quella nostra particolare dipendenza che rilascia una importante quota di dopamina, o comunque esperienze altamente stimolanti.

E l’asticella che definisce “l’altamente” si sta alzando sempre più.

Il nostro cervello non si è evoluto per sentire il dolore dopo il piacere ma per provare il piacere, dei semplici piaceri dopo aver avvertito la sofferenza della fatica: assaporare il pasto dopo una battuta di caccia, stare all’interno di un caldo riparo che abbiamo costruito noi stessi, magari dopo aver acceso un fuoco… Ormai ci rompiamo le scatole anche a preparare da mangiare! Non ci da nessun appagamento. O se proprio dobbiamo, dobbiamo fare una cena superlativa con le ricette del super cuoco di masterchef.

Se non vogliamo finire in un circolo di dipendenza, nella trappola di una vita senza senso, dobbiamo disintossicarci dalla dopamina.

Come facciamo? E’ presto detto:

  1. dobbiamo iniziare con periodo di astensione da tutte le attività ad alto rilascio di dopamina, prediligendo per iniziare quella da cui più siamo dipendenti (videogiochi, internet, serie TV)
  2. capire che dobbiamo applicare nella nostra vita lo schema che ha favorito la nostra evoluzione: ricevere un premio dopo aver lavorato.

Allora a questo punto raccogliamo tutte le nozioni che abbiamo compreso sino ad ora e chiediamoci nuovamente: che cosa è la passione?

Superare le dipendenze per trovare la vocazione

Che cos’ è la vocazione?

A cosa vogliamo dedicarci nella nostra vita, cosa vogliamo scoprire indagare o realizzare?

Come facciamo a capirlo?

La vocazione è quell’attività quella cosa che ci appaga totalmente, quella cosa che ci riempie, ci completa, che ci fa dimenticare di noi stessi, o semplicemnte quella cosa a cui spontanemanete ci dedicheremmo se il nostro cervello non fosse fottuto dalla continua iperstimolazione, dai continui scoraggiamenti del condizionamento scolastico, sociale e genitoriale, che hanno spento qualsiasi nostra iniziativa, ogni nostro personalissimo viaggio dell’eroe, per indurci ad omologarci?

Forse è quella cosa su cui sbatteremmo la testa, quella cosa a cui dedicheremmo anima e corpo, senza aspettarci nulla in cambio, nessun piacere, nessuna realizzazione, quella cosa di cui diventeremmo esperti se ci avessero lasciati liberi di sperimentare e di crescere sin da bambini e non avessero offuscato il nostro discernimento con il condizionamento e l’iperstimolazione.

Mettiamo che io abbia la vocazione per la scrittura. Quando sono piccolo vedo carta e penna mi viene qualcosa dentro che mi spinge a creare. Ma per essere in grado di scrivere qualcosa di decente ci vogliono anni di esercizio studio e costanza, ma c’è mia mia madre che mi ridicolizza quando mi vede concentrato a comporre poesie, la scuola che mi dice che in ItaLIa sono più le persone che scrivono che quelle che leggono; e poi esce il nuovo videogioco che mi porta via tre ore a pomeriggio, tanto, mi dico, a che serve allenare la scrittura se non per fare contenta l’insegnante di italiano? Poi ho whatsap a cui devo rispondere ogni 5 minuti, un percorso di studi che mi serve a trovare un lavoro “vero”

Alla fine mi trovo una fidanzata e magari ho un figlio, ed ecco i conti da pagare, la spesa da acquistare, il bambino di cui doversi occupare: il tempo per sviluppare la mia capacità è morto e la mia vita si è conclusa.
Non ricordo nemmeno più quel piacere che avevo nell’afferrare la penna e scrivere versi o racconti. La sera sono sfinito, ho solo la forza di accendere la TV e vedere la mia serie preferita.

Come dicevamo la disintossicazione dalla dopamina prevede un periodo in cui mi astengo totalmente da quelle attività da cui sono dipendente, per almeno un mese. In questo mese mi dedicherò ad attività che favoriscono l’osservazione silenziosa come quelle che abbiamo già elencato. Inoltre avrò energia , tempo e voglia di confrontarmi con altre attività, come lettura, scrittura, artigianato, corsa, pittura, bricolage, falegnameria, investimenti e trading, programmazione.

Questo mi aiuterà a capire, almeno si spera, chi sono e cosa voglio realmente, di cosa ho bisogno. Mi aiuterà ad uscire da questa ruota di pazzia, da questa società che drena la mia salute fisica e mentale e le mie risorse economiche. potrebbe aiutarmi a capire quale è la mia vocazione,per cosa sono venuto sulla terra.

Quello che scoprirete, a cui deciderete di dedicare la vostra vita, vi aiuterà a trovare un senso nella vostra giornata. Se sarà qualcosa di sano, si contrapporrà alla malattia che anima molti dei lavori della nostra società attuale, che, come l’educazione, distruggono l’individuo in tutti i suoi aspetti.

Vi auguro di cuore di trovare quella cosa e che quella cosa vi porti un lavoro, un lavoro decente, perché passare 8 ore al giorno a fare un mestiere che vi reca miseria, vi stresserà enormemente e non vi sarà nessuna meditazione o esercizio di respirazione che vi salverà. Ci saranno solo le fonti eterne di dopamina offerte dalla vostra società a consolarvi e tutti noi ne saremo facile preda.

Conclusione

Ebbene se siete arrivati alla fine di questo lunghissimo articolo, indagando insieme a me, e, leggendo queste parole, avete rivisto alcuni aspetti della vostra vita o del vostro passato, o ancora avete notato alcuni aspetti del vostro comportamento o alcuni schematismi ricorrenti, se a più riprese avete dovuto interrotto e vi siete messi a riflettere (non logicamente ma semplicemente osservando in silenzio), ebbene avete iniziato ad entrare nel reame della meditazione, e se proprio vogliamo darle un nome potremmo dire che è una forma di meditazione Vipassana.

E visto che vi ho fatto meditare senza farvi spostare in India o in un Ashram indiano, eccovi che vi lascio il mio iban così potrete ringraziarmi a dovere.

A parte gli scherzi sono contento che abbiate fatto questo viaggio fino a qui e spero che le parole che ho scritto abbiano un senso anche per voi e che non sembrino i deliri febbricitanti di un paziente con il Covid.

Fonti

La prima ed ultima libertà,  di  Jiddu Krishnamurti

La ricerca della felicità, di  Jiddu Krishnamurti

Come siamo. Liberare la mente da tutti i condizionamenti, di  Jiddu Krishnamurti

Può cambiare l’umanità? Dialogo con i buddhisti, di  Jiddu Krishnamurti

L’era della dopamina. Come mantenere l’equilibrio nella società del «tutto e subito», di Anna Lembke

Meditazione Vipassana

Leisure by W. H. Davies

Leisure, traduzione di Teresa Nastri

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